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Itinerari per una Carta dei Paesaggi dell'Olivo e dell'Olio
post pubblicato in Il dibattito sulla carta del paesaggio olivicolo, il 18 ottobre 2007
 

La Progettazione paesistica e la Percezione sociale del Paesaggio in relazione alla "Convenzione Europea del Paesaggio".

di Giorgio Pizziolo[*]

Il testo che qui si presenta costituisce la sintesi di una riflessione e di un'esperienza, combinate, sul tema del progetto e della percezione sociale del paesaggio che volutamente abbiamo pensato di usare più volte, in varie circostanze ( Soria, Spagna all'incontro "Paisaje y ordination del territorio"- luglio 01; Baden Baden: al simposio di cibernetica e scienze della relazione 2001- agosto 01; Cosenza "lezione al corso di perfezionamento di progettazione del paesaggio"- luglio 01;) per verificarne sia la validità scientifica che l'interesse alla praticabilità, in particolare nei confronti di quelle azioni e di quei processi progettuali innovativi, che vi si prospettano.

Svolgerò il tema proposto trattando tre argomenti principali:

1- Gli aspetti innovativi della "convenzione europea del paesaggio"

2- Alcune recenti esperienze sulla "percezione sociale del Paesaggio"

3- Le implicazioni nei confronti del progetto e della pianificazione del paesaggio

1- Gli aspetti innovativi della Convenzione europea del Paesaggio.

Il 20.10. 2000, a Firenze, è stata firmata da quasi tutti i paesi europei la Convenzione Europea del Paesaggio del Consiglio di Europa.

In tale convenzione il Paesaggio è cosi definito:

“Landscape”means an area, as perceived by people, whose character is the result of the action and interaction of natural and/or human factors.

Si tratta, come si può vedere dell'assunzione di un punto di vista avanzato, che va oltre a tutte le visioni tradizionali e correnti, sia a quelle psicologico - percettive - estetiche, sia a quelle naturalistiche - scientifiche (landscape ecology), per pervenire invece ad una sintesi olistica complessa, che fa del paesaggio un nuovo grande strumento di intervento, poetico e scientifico allo stesso tempo.

Quali sono gli elementi innovativi del punto di vista della Convenzione, e che noi condividiamo?

Possiamo provare ad indicarne i principali:

1.1- L’interazione tra fattori umani e naturali, sottolineata nella Convenzione, comporta necessariamente una visione dinamica del paesaggio, una visione di processo, di rinnovabilità, di trasformazione, ed anche di "permanenze di lunga durata", ma sempre entro processi evolutivi.

Questo è già un primo cambiamento profondo rispetto a visioni immutabili del paesaggio, così come nei confronti di posizioni liquidatorie del paesaggio stesso, quasi come se si trattasse di un apparato inutile e sorpassato.

Possiamo inoltre notare, ad un esame più approfondito, che in realtà le diverse stratificazioni storiche sul territorio danno luogo a paesaggi dai molteplici messaggi e significati (paesaggio come fenomeno polisemico), non solo, ma che i 'tempi' dei fenomeni interni alle dinamiche dei paesaggi sono tempi tra loro diversi (tempi della natura, tempi della storia, tempi delle trasformazioni recenti, industriali o informatiche, e tanti altri ancora) tanto che potremmo dire che il paesaggio è un fenomeno dinamico ma di tipo 'poliritmico'. E quanto siano complessi i fenomeni poliritmici forse solo la musica ci può aiutare a comprenderlo. Il Paesaggio come spartito spazio- temporale.

1.2- Il paesaggio come fenomeno relazionale.

I fattori strutturali che compongono, secondo la definizione della Convenzione, il Paesaggio sono: a) il territorio, b)la percezione individuale, c) la percezione sociale del paesaggio, d)le azioni e le trasformazioni naturali, e) le azioni e le trasformazioni antropiche, f) le interazioni tra azioni naturali ed umane, nonché, aggiungiamo noi, settimo, g) il fattore della interrelazione di tutti i fattori tra loro.

Si tratta di fenomeni molto diversi tra loro, da quelli fisici, materiali, a quelli psichici, percettivi, ed ancora a quelli evolutivi così come a quelli economici, sociali, strutturali.

Si tratta di fenomeni che si sviluppano attraverso forme di modificazione e di trasformazione diretta, ovvero di retroazione e di feed back, assumendo a volte gli andamenti dei tempi storici a volte di quelli dei tempi biologici, o anche dei tempi industriali, comunque tutti fenomeni eterogenei che non sempre possono essere collegati direttamente tra loro ma che pure sono interconnessi e che possono essere compresi solo se posti in relazione, e ciò solo attraverso modalità associative differenziate.

Da qui si origina un'idea di Paesaggio come "Relazione dinamica in evoluzione".

Ma per potere affrontare questo modo di pensare occorre sviluppare un ragionamento non solo che vada oltre a quello deterministico, ma anche oltre a quello sistemico, per affrontare quello "relazionale".

Personalmente possiamo proporre di fare riferimento al concetto di "Campo", un "campo delle Relazioni" in continua imprevedibile ma creativa dinamica associativa.

Qui non è possibile andare oltre a questa semplice definizione epistemologica di massima, ma la nuova concezione del paesaggio che la Convenzione postula non può esimersi dall'affrontare questa nuova dimensione (concezione) scientifica, di cui anzi ne è una prima chiara manifestazione ed esemplificazione..

1.3- Il Paesaggio si presenta allora come una manifestazione dell’Ecologia profonda, quella della Mente e della Natura postulata da G: Bateson, con l'ulteriore specificazione che nei confronti dell'omologia riscontrata dall'Autore tra i processi stocastici dell'Evoluzione e quelli ugualmente stocastici dell'Apprendimento, si stabilisce, proprio attraverso il Paesaggio, una straordinaria connessione ecologica tra Mente e Natura.

Dunque, il Paesaggio come "Struttura che connette" processi ecologici diversi ed interrelati

2- Alcune recenti esperienze sulla "percezione sociale del Paesaggio".

Dopo avere visto alcune implicazioni teoriche che discendono dall'impostazione europea del Paesaggio, dobbiamo dire che, almeno in Italia, nonostante che il dibattito sul paesaggio sia molto amplio, questa nuova visione ha colto molti impreparati, e che comunque vi è una forte necessità di sperimentazione per potere affrontare queste tematiche con la dovuta attenzione.

In particolare in Italia l'aspetto del "Valore sociale del Paesaggio" era stato quanto mai trascurato.

Negli stessi tempi nei quali veniva discussa e approvata la Convenzione, alcune regioni italiane elaboravano, all'interno di un progetto Interreg "paesaggi mediterranei ed alpini", condotto insieme anche con regioni francesi e spagnole (ma non su questo specifico argomento), un programma sperimentale, rivolto sia alla lettura delle dinamiche delle trasformazioni del paesaggio, sia alla "percezione sociale del paesaggio".

Così operando con questo esperimento ci si poneva all'interno delle tematiche poste della Convenzione, venendone a costituire una prima forma di attuazione, quasi in contemporanea con la sua formalizzazione ufficiale.

L'esperienza è stata condotta da un lato mettendo a punto tutte le tecniche di rilevazione delle trasformazioni del paesaggio e delle dinamiche delle trasformazioni stesse, e dall'altro sviluppando la "percezione sociale del paesaggio", ovvero 'le modalità con le quali una popolazione percepisce il proprio ambiente di vita'.

Ci preme mettere subito in evidenza alcuni aspetti:

- nel rivolgersi ad una popolazione o comunque agli utenti di un paesaggio, occorre parlare in termini di 'proprio ambiente di vita' perché questa è la dimensione per la quale il paesaggio diviene per loro interessante e d'altra parete questa è anche una dimensione del paesaggio che la stessa Convenzione europea più volte utilizza. Si tratta in ogni modo di un concetto importante perché rapporta la persona e la comunità al proprio territorio, sia sotto l'aspetto affettivo che culturale che esistenziale e pratico, mettendo in gioco sia la memoria che l' estetica, che i comportamenti, che le maniere di pensare e le attività quotidiane di ciascun abitante o fruitore

- la percezione del proprio ambiente di vita diviene una pratica interessante perché non può essere effettuata come una rilevazione esterna di un comportamento sociale da parte di un operatore distaccato, ma deve essere in qualche modo convalidata dall'abitante o dal fruitore stesso. Anzi essa diviene un'autoriflessione, una presa di coscienza del proprio rapporto con il territorio. In tal senso è più un "apprendimento" che non una 'rilevazione comportamentale astratta'

- Percepire il proprio ambiente di vita implica che l'interesse non sia rivolto soltanto ad apprendere una condizione in atto, ma implica anche che si possa fare qualcosa per migliorare l'ambiente di vita stesso, e che il fatto di occuparsi, conoscere ed apprezzare il luogo della propria esistenza rinvii ad una delle funzioni primarie della nostra vita e del nostro abitare i luoghi e che possa portare ad un impegno per migliorare la condizione abitativa. Come vedremo tutto questo apre direttamente alla dimensione progettuale del nostro intervento

Questa impostazione deve però trovare modalità di indagine appropriate.

Abbiamo ritenuto, anche sulla base di precedenti esperienze, che il procedimento più idoneo fosse quello che alcuni studiosi (gli antropologi in particolare) chiamano di "ricerca/ azione" e che noi, in italiano, abbiamo definito "esperienziale", un procedimento cioè che unisce un'attività sperimentale con la riflessione teorica ed operativa sull'esperienza stessa e che la orienta progressivamente, anche correggendone l'impostazione ovvero estraendone utili insegnamenti, in un ciclo continuo di azione- riflessione.

Proprio questo andamento ciclico dell'esperimento comporta di concepire il nostro operare come un "processo" che si sviluppa con le fasi di indagine, di valutazione, di discussione e di condivisione, svolte durante l'indagine, nonché con la definizione della programmazione delle ulteriori fasi del processo stesso direttamente con la popolazione interessata.

Ne nasce così una prima forma di "paesaggio partecipato", fino dalla fase della sua presa di coscienza.

Andando oltre le questioni di metodo, che comunque sono state largamente confermate, il progetto Interreg, di cui ero il coordinatore scientifico, ha dimostrato una grande duttilità, sapendo estrapolare dalle diverse situazioni regionali, valutazioni concrete di casi interessanti e diversissimi, resi però comparabili attraverso alcuni elementi generali (relazionali) di confronto.

Tra tutte emergono dall'esperienza, in particolare, due considerazioni:

- Gran parte delle popolazioni intervistate esprimono un senso di appartenenza che non fa riferimento tanto allo stretto luogo di residenza quanto ad un "territorio più vasto", che da un lato rimanda ad una mobilità sul territorio come condizione diffusa, ma dall'altro rimanda ad una percezione del territorio come "oikos", ad una percezione 'ecologica' del proprio 'paesaggio - ambiente di vita', che rinvia alla possibilità di reinterpretare la condizione contemporanea di insediamento, spesso di per sé così dura, come facente parte di una più vasta, vitale, ed essenziale "Bioregione".

- Dalle esperienze effettuate è emersa la necessità che l'esperienza stessa, ed il suo procedimento ciclico, possano disporre di un'organizzazione autonoma e di un luogo dove poter conservare ed elaborare le informazioni, dove potere incontrarsi e verificare le valutazioni espresse, e dove potere sviluppare il dibattito sulla qualità del paesaggio e l'elaborazione di creatività per il proprio ambiente di vita.

Abbiamo ipotizzato di chiamare questi luoghi "Atelier dei paesaggi mediterranei", per sottolineare l'aspetto di laboratorio creativo che essi devono assumere, per potere affrontare operazioni così delicate e così importanti per le popolazioni interessate, che potrebbero iniziare da questa attività sul paesaggio a ristabilire un contatto con il territorio che li ospita.

3- Le implicazioni nei confronti del progetto e della pianificazione del paesaggio

La percezione sociale del paesaggio e le sue implicazioni teoriche ed operative sono chiaramente di grande interesse per la progettazione e la pianificazione paesistica, ma non forse nel senso più ovvio e tradizionale del termine,

Certo che le diverse valutazioni ed informazioni che scaturiscono dalle attività di studio e di sperimentazione che abbiamo fin qui proposto possono anche andare bene per incrementare i tradizionali progetti paesistici, ma questa nostra impostazione suggerisce di assumere come ambito della progettazione e della pianificazione non tanto gli assetti fisici e formali del territorio, quanto l'insieme delle relazioni convergenti sul paesaggio.

Certamente tra queste, quindi, anche la relazione che lega gli assetti dei luoghi alle loro diverse matrici, ma cercando in generale, non tanto di agire direttamente sull'assetto del paesaggio come oggetto quanto sulle relazioni che portano a produrre un certo paesaggio, in quanto esito di un processo, e non più come "oggetto" prodotto in maniera predeterminata.

Questa visione richiede modalità e apparati diversi per procedere, e quindi ipotizza nel processo progettuale una diversa etica comportamentale a livello individuale e sociale, e nuove estetiche sia di processo creativo che di apporto progettuale, tanto del singolo, che della comunità.

In tal senso, tutte le procedure tradizionali sono assorbite ed ampliate in questa ipotesi dei "progettazione relazionale" del Paesaggio e degli Ambienti di Vita, un progetto più riferito al contesto e alla sua complessità che non all'oggetto e alla sua apparenza.

Tutto ciò a maggior ragione vale anche per l'analisi e la pianificazione paesistica, che passeranno dal piano rigido e dallo zoning al piano- processo, in evoluzione.

Tra le molte indicazioni di strumenti di lavoro, utili nelle nuove procedure, e che sono emersi dalla sperimentazione fin qui effettuata possiamo citare:

- l'attribuzione di valore, condivisa, ai paesaggi riconosciuti.

Si tratta di uno degli esiti più stimolanti della 'percezione sociale del paesaggio', allorquando nella dialettica della lettura dei paesaggi viene attribuito da parte dei diversi componenti dell'esperimento un valore (generalmente estetico- comportamentale) ai diversi paesaggi, per passare quindi ad una attribuzione di valore condiviso da parte di un certo numero di persone o al limite anche di tutti i componenti di una comunità.

Questo passaggio è estremamente interessante ed è alla base sia di tutte le ulteriori operazioni di piano o di progetto partecipato, sia della valutazione qualitativa dei paesaggi stessi

- Il ruolo dei laboratori creativi, ovvero degli "Ateliers dei Paesaggi mediterranei.

Gli Ateliers si presentano come strutture che hanno la funzione di:

A- Luogo di raccolta dell’informazione esistente su un dato contesto paesistico, con particolare attenzione alle dinamiche del paesaggio.

B- Osservatorio delle trasformazioni del paesaggio, quasi una edizione paesistica dell’osservatorio di Geddes

C- Luogo della formazione e dell’incontro delle diverse valutazioni sociali del paesaggio.

Nascita di un Forum per l’attribuzione di valore condivisa del paesaggio.

D- Laboratorio di progettazione ecologica, partecipata, ma più che altro creativa, sia in termini comunicativi ma principalmente esperienziali, sulle pratiche del paesaggio, che diviene appunto “atelier”, cioè una fucina di strumenti di lavoro sul paesaggio e sulla sua percezione, continuamente aperti ed in evoluzione.

Si tenga conto che tutte queste funzioni sono previste agli articoli 5-6-7 della citata Convenzione Europea, anche se ovviamente in un diverso ordine di esposizione.

Al termine di questa fase di lavoro, che è stato un lavoro di lettura scientifica delle dinamiche paesistiche e di inchiesta percettiva, un lavoro di apprendimento e di scoperta, che ci consente di sperare di potere continuare tale programma all’interno di Interreg 3, estendendolo ad altri paesi e ad altre regioni mediterranei, anche d'oltre mare, si può concludere affermando che questa impostazione ci consente di

- sviluppare progetti sostenibili, perché assicura la rinnovabilità delle scelte tanto per le dinamiche della natura che per quelle della società, e contemporaneamente ci consente di sviluppare programmi di ecologia sociale, come realizzazione del proprio ambiente di vita, attraverso sperimentazioni di pianificazione paesistica e di partecipazione, che tendono a fare ricorso all’idea di Bioregione.

L'impostazione adottata, se da un lato sembra ridimensionare il ruolo del progetto, in quanto mette in discussione il "progetto come risoluzione di un problema" e quindi del progetto come "La" soluzione, e di conseguenza il "progetto come oggetto definito e chiuso in se stesso", dall'altro in realtà amplia considerevolmente il ruolo del "progettare", sia perché tale attività rientra più volte in gioco, nelle diverse fasi del processo ciclico di formazione durante le esperienze progettuali stesse, sia perché le attività di progettazione non riguardano solo il dare risposte a domande specifiche, ma riguarda anche il formulare esiti ed orizzonti progettuali possibili, suscitare e dare corpo ad aspettative sociali significative, comprendere le proprie condizioni di vita, migliorare i propri rapporti con i contesti viventi, nei quali siamo immersi.

Nasce così il progetto come scenario e simulazione, ma più ancora come manifestazione del desiderio, come apprendimento di sé e del contesto, come formulazione di una condizione diversa dall'esistente e quindi come superamento del condizionamento imposto e come creazione di diversità, come partecipazione attiva ad una situazione di (bio)diversità viventi, utilizzando sia tutti gli strumenti tradizionali del progetto, sia tutte le tecniche di ricerca e di innovazione estetica delle arti a cavallo del secolo e del secolo appena passato.

E' una condizione nuova, entusiasmante per il "progettare", che non riguarda più solo l'individuo singolo ( che pure rimane punto di riferimento obbligatorio), ma la collettività comunque rapportata ai luoghi, secondo procedure che definire partecipate è quasi limitativo e che potremmo invece chiamare "corali".

E' un procedimento di grande responsabilità, che richiede rigore scientifico, forte impegno ed ispirazione sia estetica che etica, e gioia di processo, comunicativo e relazionale.



[*] Docente di Urbanistica all’Università degli Studi di Firenze




permalink | inviato da cittapaesaggio il 18/10/2007 alle 9:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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