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Itinerari per una Carta dei Paesaggi dell'Olivo e dell'Olio
post pubblicato in Il dibattito sulla carta del paesaggio olivicolo, il 14 ottobre 2007
 

Le ragioni di una carta dei Paesaggi dell’Olio

di Giovanni Alessandri[1]

… per vicenda lenta, assidua…dal bosco dei querceti…,
onde
argentee d’oliveti… vigne verdi.

Giulio Salvadori, Il lavoro della vita, da “Ricordi dell’umile Italia”

L’esigenza di formulare una carta dei paesaggi legati all’olio viene da una sensibilità sempre maggiore verso i valori che esprime il paesaggio. In particolare quello legato all’olivo. Questa pianta infatti rappresenta la nostra cultura, la nostra storia, l’evoluzione dell’uomo del Mediterraneo. Intanto verrebbe da chiedersi se chiamarla carta dei paesaggi dell’olio o carta dei paesaggi dell’olivo. Infatti questa pianta millenaria ha un valore intrinseco elevatissimo, spesso anche al di fuori del sua produzione principale. Inoltre in alcune aree il prodotto è il frutto: si pensi alle olive da tavola. Il paesaggio comunque lo si consideri è inevitabilmente determinato dall’uomo e dalla coltivazione degli olivi. Il paesaggio dell’olivo è quindi artificiale per eccellenza e non esiste se non vi è la presenza dell’uomo. Là dove non vi è più coltura della pianta, il paesaggio cambia, si trasforma; si assiste ad un inselvatichimento del paesaggio. Si va verso forme di transizione più legate al bosco. Ne sono un esempio gli oliveti abbandonati del Parco Regionale della Maremma, appartenenti all’Azienda Regionale di Alberese (GR), un tempo coltivati, oggi in stato di abbandono da decenni per difficoltà di coltura ormai trasformati in macchia mediterranea olivata. In quel caso il paesaggio dell’olivo non esiste più. In pratica la presenza dell’uomo che cura gli oliveti è indispensabile per il mantenimento di questo tipo di paesaggio. I paesaggi dell’olivo sono tanti e diversi fra loro; riflettono la cultura dei luoghi, i modi di vita, le usanze. Si può parlare di una vera e propria diversità paesistica, una biodiversità dei luoghi, fondamentale.

“Dinanzi al quadro di una valle collinare, pur minuscola, come quella del Lente che, dopo la Prima guerra mondiale raggiunse il massimo della sua capacità produttiva ed oggi è in grave decadenza, tanto da non sapere se, come dovrebbe, potrà essere ancora fonte stabile di economia per la società del luogo, lo storico, al di là del antico desiderio, ha l’impressione di avere il dovere di rievocare la vita di un lavoro che fu capace di dare giovinezza e virilità ad una terra e ad un uomo. Nel tempo cambiò sempre l’uomo e cambiò la terra. Il paesaggio fu sempre agrario e personale. Noi cercheremo di seguire e di osservare, sempre unite e sempre cangianti, questa persona e questa terra, nel quadro di una economia che, di secolo in secolo, si fece sempre più complessa e articolata, tra commercio, artigianato, industria, pur sempre su fondamenta agricole, nella “relatività” dei tempi, nel chiaroscuro dei fatti.”[2]

A chi è indirizzata la carta

Questa carta deve pur servire a qualcosa. Oltre a stimolare il dibattito intorno al paesaggio, è indirizzata ad alcune categorie: in primis agli amministratori, responsabili di scelte che sempre influiscono nella modifica dei paesaggi, nel bene e nel male; quindi dovrà interessare i sindaci, i presidenti di regioni, province e comunità montane, gli assessori di vari livelli, i consiglieri comunali, regionali, provinciali e di comunità montane, i senatori e i deputati, gli europarlamentari, fino ai ministri. La carta dei paesaggi dell’olivo può essere molto importante però anche per gli agricoltori, in particolare per gli olivicoltori e per tutta la popolazione che vive all’interno di questi paesaggi e che ne è più o meno inconsapevolmente artefice. Necessiterebbe definire meglio chi sono gli agricoltori, ovvero gli attori principali e fautori di questo tipo di paesaggio. Infatti vi sono diverse casistiche diverse che si riflettono inevitabilmente sulla biodivesità paesaggistica olivicola. Questa carta deve assolvere principalmente ad una funzione, ovvero far comprendere meglio l’identità dell’uomo che abita quel determinato paesaggio. Va collegata inevitabilmente la tipicità dell’olio alla tipicità del paesaggio.

Obiettivi della carta

La carta ha il compito di sensibilizzare, di formare ed educare le persone, di gestire i luoghi, di valorizzare e promuovere i territori e le culture. La carta ha il fine ultimo di favorire l’etica della responsabilità.

Che cosa è il paesaggio dell’olio

Il paesaggio dell’olio e dell’olivo è un prodotto culturale. E’ fatto di storia, di tradizioni locali, di esperienza; ci si può leggere il profilo storico e antropologico di un territorio di una popolazione. Il paesaggio dell’olio e dell’olivo è un paesaggio fatto a mano. Senza l’uomo non esiste. Eppure è un paesaggio che sembra naturale, ovvio indispensabile.

“Zolle e sassi, pagati senza calcolo; terreni smacchiati, dicioccati e scassati, senza pensare al costo della fatica; uomini che lavorano a piantare viti e olivi come abbacinati dal miraggio di una vigna o di un oliveto veduti sempre stracarichi di grappoli e di ulive come nell’annata di eccezionale grazia.”[3]

Il paesaggio dell’olio è uno spazio, è territorio è ambiente. Il Paesaggio è un prodotto e la sua accezione è rispetto a chi lo vive.

Censimento e mappatura dei paesaggi dell’olio

Necessiterebbe una mappatura dei paesaggi dell’olio; un vero e proprio catasto dei terreni olivati ma con particolare attenzione all’olivicoltura produttiva e specializzata e a quella paesistica. La mappatura dovrebbe però studiare soprattutto il lato più legato al paesaggio ed essere pluristratificata. Nasce anche l’idea di un centro di documentazione e di un osservatorio nazionale dei paesaggi dell’olio. Rimane da capire se in alcuni casi vi sia la necessità di “musealizzare” certi tipi di paesaggi, proprio per la particolarità e per l’unicità di quello che rappresentano. Le implicazioni sono però notevoli, proprio perché il paesaggio è in continuo divenire, è fatto di cambiamenti, di innovazioni che si susseguono.

Non sempre il paesaggio bello è anche il più sostenibile. Va evitato di copiare modelli di paesaggio estranei al territorio. In Toscana si sta discutendo sulla “toscanizzazione” sterotipata di tutti i territori, da evitare senza ombra di dubbio. La carta può dare indicazioni importanti in questo senso.



[1] Presidente della Comunità Montana del Monte Amiata – Area Grossetana. Dirigente dell'Associazione Città Paesaggio.

[2] Ildebrando Imberciadori, Dalla quercia alla vite e all‘olivo nella Valle del Lente sul Monte Amiata (Secc. X-XX), Piccola proprietà eroica. Da Studi su Amiata e Maremma.

[3] Ildebrando Imberciadori, Monte Amiata, Piccola proprietà eroica da Studi su Amiata e Maremma.




permalink | inviato da cittapaesaggio il 14/10/2007 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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