.
Annunci online

Itinerari per una Carta dei Paesaggi dell'Olivo e dell'Olio
post pubblicato in Il dibattito sulla carta del paesaggio olivicolo, il 4 novembre 2007
 

IL PAESAGGIO TRA CITTA’ DIFFUSA

E GOVERNO DELLA CAMPAGNA

di Francesco Pistilli[1]



«La biforcazione di fronte alla quale ci troviamo
ci pone il dilemma non tra crescere e non crescere,
ma quello tra due tipi di “sviluppo”.
Lo sviluppo della potenza – è questo che chiamiamo crescita –
e lo sviluppo della coscienza.
E’ questo che vorremmo chiamare, più propriamente, sviluppo» .

                                             (Giorgio Ruffolo, Lo sviluppo dei limiti, Bari 1994)



«Bisogna superare l’atteggiamento, pur giusto,
del limite delle risorse per intendere
il “limite” stesso come una risorsa» .

(Pier Luigi Cervellati, L‘arte di curare la città, Bologna 2000)



« I dibattiti sul concetto di paesaggio hanno interesse scientifico, anche se non sono inediti, ma fanno venire voglia di sparare (in senso metaforico) quando sono puramente accademici, disgiunti dalla consapevolezza della gravità dello scempio e del dovere di fermarlo…».

Con queste parole Mario Fazio denunciava qualche anno fa i processi di modificazione in corso nel paesaggio italiano e l’urgenza di interventi atti a scongiurare la perdita di valore del nostro patrimonio paesaggistico[2].

Crescita e sviluppo nell’ultimo mezzo secolo hanno essenzialmente significato per l’Italia aumento della produzione edilizia. Edificare, a prescindere dagli scopi e dalla qualità, è stato ed è ritenuto un moltiplicatore di profitti, un equivalente dello sviluppo, un suo sinonimo.

La Grande Trasformazione si è verificata in tempi brevi se confrontati con quelli in cui in passato avvenivano le trasformazioni paesistiche: crescita dell’industria, fuga dalle campagne, ampliamento delle città, cementificazione dei litorali. Sebbene questa fase non si sia ancora conclusa per alcuni aspetti, specie nel Mezzogiorno, un nuovo processo « caratterizzato da nuove urbanizzazioni che si dilatano nelle campagne (le città diffuse), da molte trasformazioni del paesaggio agrario e nuove strutturazioni territoriali» [3], mostra già i suoi allarmanti sintomi.

Le nuove trasformazioni si manifestano con un processo di disintegrazione dei luoghi che perdono innanzitutto una delimitazione ben definita in relazione al paesaggio circostante. La città sviluppa la sua influenza, al di là delle periferie, nei borghi e nei piccoli centri che hanno sempre avuto una vocazione agricola, marcando il paesaggio con le sue infrastrutture, i suoi impianti e le sue lottizzazioni. E’ impossibile non vedere come il risultato della crescita urbana vada a discapito di un mondo rurale che si trasforma, s’adatta ai meccanismi economici contemporanei. I frazionamenti dei terreni, i cambiamenti delle colture, l’abbandono del patrimonio architettonico rurale e la contemporanea costruzione di nuovi edifici sono gli effetti più evidenti. L’edificato si estende oltre ogni limite, dilaga nella campagna sopprimendo terreni un tempo destinati all’agricoltura, la urbanizza, arrampicandosi lungo le pendici collinari, erodendo vigneti e uliveti e creando una commistione caotica di edificato e coltivato.

Sappiamo benissimo che il mondo rurale è sempre stato oggetto di trasformazioni, ma la novità, rispetto alle epoche passate, è la natura e il ritmo dei cambiamenti. Durante i secoli passati le modificazioni si delineavano in lunghi archi temporali e ciò contribuiva a definire una certa immutabilità del paesaggio. Oggi assistiamo alla progressiva formazione di agglomerati territoriali che non hanno più l’identità di aree agricole e nello stesso tempo non sono e non diventeranno mai aree urbane.

La città diffusa cresce senza grandi lottizzazioni, e l’intervento della speculazione e dei grandi interessi immobiliari non è affatto preminente. Essa è costruita casualmente, sparsa, polverizzata, sfruttando strumenti urbanistici consenzienti e inadeguati. E’ priva di differenze, forma e qualità urbana: non ha un centro, non ha una piazza, al massimo ha uno slargo, si struttura per lo più lungo gli assi stradali, fra un centro e l’altro, con case che non hanno nessun rapporto con il suolo agricolo, con stabilimenti e grandi centri commerciali.

Anche l’imporsi di nuovi modi di produzione agricola con l’espandersi dell’agricoltura meccanizzata e monoculturale in funzione delle richieste del mercato, al posto di quella policolturale e di iniziativa individuale che caratterizzava un tempo il paesaggio agrario, ha prodotto i suoi effetti sul paesaggio.

Ma se la realizzazione di un intervento produttivo agricolo ha in sé il concetto della reversibilità in quanto un uso agrario può essere ripristinato con opportuni interventi, un terreno agricolo che viene edificato per scopi residenziali subisce un’alterazione irreversibile. L’uso edilizio, cioè, alimentando il fenomeno del consumo dei suoli, ha la caratteristica di modificare irreversibilmente le qualità del territorio e del paesaggio.

Il processo di colonizzazione territoriale della città a crescita illimitata manifesta quindi sempre più gli effetti di quello che sarà il suo inevitabile obiettivo: la cancellazione del sistema di differenze tra nuclei abitati e campagna unitamente alla distruzione dei principali caratteri dell’identità dei vari sistemi territoriali. L’aspetto paesaggistico di molti territori, a cinquant’anni di distanza, mostra tali e tante diversità da rendere non più identificabili i tratti distintivi e gli elementi che li rendevano riconoscibili.

Ma rispetto a tale quadro di riferimento, in continua trasformazione, è d’obbligo interrogarsi sulle iniziative necessarie affinché il nostro contributo possa prefigurare intenti operativi e non rimanga nel limbo accademico.

Rispetto agli strumenti di pianificazione territoriale va innanzitutto osservato che il compito attribuito ai piani paesistici dovrebbe essere svolto dai normali strumenti urbanistici, caratterizzati con contenuti paesistici, ovvero dovrebbe essere il Piano Regolatore Generale a contemplare il progetto della manutenzione, del restauro e del ripristino del paesaggio. Occorrerebbe cioè sancire che la vigenza degli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale sia subordinata all'intesa dei poteri locali con i poteri statali, in modo da qualificare con una visione complessiva gli strumenti di pianificazione “ordinaria” di livello comunale e porli come unici riferimenti per tutti gli operatori delle trasformazioni territoriali, portatori di esigenze apparentemente diverse.

Il progetto del paesaggio, infatti, non può prescindere da una visione complessiva dei problemi rurali: economia, produzione, gestione del territorio, salvaguardia del patrimonio architettonico e culturale.

I due terzi del territorio italiano sono interessati da una agricoltura di collina e di montagna che rappresenta contesti ad alta e particolarissima sensibilità sotto il profilo ambientale e paesaggistico. Queste realtà rurali devono poter conservare il loro delicato equilibrio curando attentamente la propria organizzazione, sia in chiave produttiva, sia in chiave di prestazione di servizi, pur nel quadro di processi di riconversione da mantenere all’interno di uno sviluppo che non alteri i caratteri dell’identità dei luoghi.

Non a caso l’Unione Europea attraverso i progetti “Leader” ha iniziato un’attività di valorizzazione dello spazio rurale, finalizzata alla tutela dei valori e dei fattori produttivi legati direttamente o indirettamente al mondo rurale, con l’obiettivo di promuovere e rivitalizzare la cultura delle aree agrarie, seriamente minacciata dal predominio delle realtà urbane ed industriali e dalla degradazione socio-economica.

La formulazione della Convenzione Europea del Paesaggio ha sancito che la peculiarità del bene paesaggio risiede nella persistenza di una serie di aspetti particolari che assumono nel paesaggio un valore corale di riconosciuto interesse.

In tal senso gli elementi del patrimonio storico e culturale vanno relazionati all’interno del quadro complessivo della società locale che li ha prodotti: « se si rafforzerà il rapporto dei cittadini con i luoghi in cui vivono, essi saranno in grado di consolidare sia le loro identità, che le diversità locali e regionali, al fine di realizzarsi dal punto di vista personale, sociale e culturale » .[4]

La manutenzione e il recupero ad usi compatibili del territorio e la sua valorizzazione implica quindi la necessità di un progetto di equilibrio dell’ecosistema paesaggistico, inteso come processo di riappropriazione del territorio nella sua identità culturale, materiale e produttiva da parte delle comunità locali.

Tale progetto pone innanzitutto un problema culturale: affermare il concetto di limite quale regolatore di qualità e di equilibrio ecosistemico, inteso non come vincolo in senso lato, ma come strumento di regolazione di forme, proporzioni e soglie dimensionali sostenibili, oltre le quali si modifica irreversibilmente la qualità del paesaggio.

Occorre quindi che si determini una nuova gamma di comportamenti nella fase di conoscenza, di progettazione e nelle pratiche di intervento sul territorio. Fondamentale per il paesaggio è naturalmente la sinergia e il coordinamento tra le varie amministrazioni pubbliche centrali e territoriali. Ma in attesa e con l’auspicio che lo strumento di pianificazione comunale diventi il piano unico, ovvero la «carta unica del territorio contenente tutte le prescrizioni e informazioni per la sua tutela e il suo uso», ipotizzata da Vezio De Lucia, occorre a nostro parere uno strumento operativo che colmi la separazione tra le acquisizioni culturali elaborate e discusse in ambiti circoscritti e la pratica quotidiana dell’azione politica di gestione del territorio esercitata dalle amministrazioni locali, sovente in carenza di solidi indirizzi scientifici e culturali, dotate per lo più di strumenti urbanistici culturalmente e politicamente appartenenti ad un passato e a un presente fatto di sprechi territoriali e alterazioni paesaggistiche non più sostenibili.

Occorre pertanto un manuale di manutenzione e salvaguardia del paesaggio, uno strumento che indaghi la storia e la natura dei luoghi, che ne analizzi l’evoluzione, la stratificazione, la struttura insediativa e la configurazione ambientale e paesaggistica.

Un strumento che contempli un lavoro di censimento, di catalogazione e classificazione dello stato di fatto dei luoghi, che ne esprima l’interna articolazione, l’intreccio tra strutture urbane e agricole, tra morfologia del territorio e organizzazione del paesaggio.

Una guida pratica capace di tutelare la cultura sedimentata dei luoghi che ha determinato precisi caratteri di individualità, costituita da un insieme di norme legate alle tecniche e ai materiali ad essi adeguati, in grado di rappresentare il tramandamento storico di una cultura collettiva analogamente al linguaggio, ai costumi e ai modi di abitare.

Un manuale di intervento idoneo a risolvere gli elementi strutturali e costitutivi che determinano gli aspetti paesaggistici, una guida certa sull’operare concreto e diretto da parte di tutti gli operatori che intervengono nel quadro territoriale.

E’ evidente che alla luce della estrema complessità e varietà paesaggistica, è da ritenere pressoché impossibile elaborare metodologie di intervento valide per contesti territoriali diversi, sia pure caratterizzati dallo stesso tipo di coltura agricola.

Ciò nonostante crediamo che un tale strumento, predisposto per vari contesti territoriali, costituisca un passo indispensabile per indagare una realtà come il paesaggio, per interpretarne i messaggi e i significati, per capirne le stratificazioni e le modificazioni e per operare correttamente interventi ancorati a valori comuni, riconosciuti e condivisi.

L’azione antropica di modificazione della natura, prolungata nel tempo, che ha generato i bei paesaggi degli olivi, ha determinato una costruzione estetica basata sull’equilibrio. La salvaguardia di questo equilibrio non potrà non informare positivamente le produzioni legate all’olivo: il loro valore sarà legato anche alla qualità del paesaggio che sapranno esprimere.



[1] Architetto, Dirigente dell’Associazione Città Paesaggio.

[2] Mario Fazio, Passato e futuro delle città. Processo all’architettura contemporanea, Einaudi, Torino 2000.

[3] Eugenio Turri, Il paesaggio tra persistenza e trasformazione, in Il paesaggio italiano, Touring Club Editore, Milano 2000.

[4] Convenzione Europea del Paesaggio, Firenze, 2000




permalink | inviato da cittapaesaggio il 4/11/2007 alle 11:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia ottobre   <<  1 | 2  >>   dicembre
calendario
cerca