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Itinerari per una Carta dei Paesaggi dell'Olivo e dell'Olio (II)
post pubblicato in CARTA DEI PAESAGGI DELL'OLIO, il 14 ottobre 2007
 

La cura del Paesaggio dell’Olio

tra identità, innovazione, economia e bellezza

Montenero d’Orcia, 22 maggio 2004


Premessa

La Prima Carta dei Paesaggi dell’Olivo e dell’Olio, a suggello del convegno Il Buongoverno della campagna nel tempo della storia tenutosi a Caiazzo il 27 febbraio 2004, è stata sottoscritta dai partecipanti al convegno e dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, che l’ha presentata nella giornata conclusiva della manifestazione “Sirena d’oro di Sorrento”.

Come in essa è stato evidenziato, non si tratta di un documento conclusivo e rigidamente impostato, ma vuole essere uno strumento articolato e complesso in grado di raccogliere, mano a mano, gli apporti di tutte le componenti attive del paesaggio dell’olivo e dell’olio.

In questo quadro, nel corso del secondo incontro, ospitato a Montenero d’Orcia su La cura del Paesaggio dell’Olio tra identità, innovazione, economia e bellezza, nuovi stimoli hanno arricchito la riflessione che ha individuato subito un tema prevalente e imprescindibile nella delineazione di identità, compiti e ruoli degli attori del paesaggio. Un paesaggio che deve mantenere necessariamente un sano equilibrio fra bello e utile; che vuole perpetuare la tradizione dei luoghi e il rispetto del genius loci, ma non può rinunciare all’innovazione; che richiede sempre più a chi lo plasma consapevolezza, responsabilità e cultura.

Da questo secondo incontro emerge anche la volontà di mettere a punto iniziative concrete sui temi in oggetto e di valorizzazione dei saperi e delle competenze, per offrire un contributo sempre più incisivo agli operatori.

Gli attori del Paesaggio e la conflittualità degli interessi nell’era dell’informazione

§ Occorre riconoscere l’esistenza di una pluralità di attori del paesaggio, portatori di altrettanti interessi, così come occorre riconoscere, dinanzi alla conflittualità che tali interessi generano, la necessità di contemperarli in decisioni politiche aperte, che siano riconoscibili quali vincoli benefici, attraverso l’osservanza dei principi della responsabilità, della trasparenza e della franchezza.

§ Occorre, al contempo, riconoscere che il paesaggio olivicolo è una testimonianza di civiltà e che l’ambiente fisico in cui si sviluppa rappresenta un contesto unico, irriproducibile, in cui l’interazione delle caratteristiche climatiche e pedologiche ne influenza la produzione.

§ Occorre preservare e valorizzare le risorse primarie del territorio attraverso la loro identificazione, legandole alla qualità delle produzioni, alla bellezza del paesaggio e alla cultura locale.

§ Occorre riconoscere che la bellezza è una forma di conoscenza e che l’amore per le cose che ci sopravvivono è un’ espressione della nostra identità.

§ Occorre, altresì, riconoscere a livello politico, scientifico, produttivo e culturale gli elementi di un linguaggio estetico condiviso, sintesi del sentimento di appartenenza a una comunità e possibile terreno di incontro degli interessi confliggenti.

§ Occorre agevolare la costruzione di sistemi locali in cui le relazioni e le reti sociali non subiscano passivamente i processi dell’economia globale, ma siano in grado di generare attori capaci di connettere il territorio alle “reti lunghe” dell’internazionalizzazione, cogliendo altresì le opportunità che derivano dai meccanismi tradizionali della trasmissione delle conoscenze e della riproduzione dei saperi (“reti brevi”).

  • In un contesto di grandi trasformazioni che vede l’affermarsi di una società dell’informazione e di un’economia della conoscenza, anche nel campo della tutela attiva del paesaggio diventano decisive per il nostro Paese le strategie di sviluppo definite dal Consiglio dell’Unione Europea a Lisbona nel marzo del 2000, fondate su un più stretto rapporto di ampia cooperazione, ricerca ed innovazione competitiva e finalizzate alla utilizzazione economica e produttiva delle conoscenze.

In questo quadro assume grande rilevanza la collaborazione tra Università e Territorio, capace di rispondere, con progetti di rinnovata valenza educativa e contenuti formativi innovativi, all’esigenza di attuare nuovi processi che perseguano un’azione collettiva ed integrata tale da divenire un modello di sviluppo sostenibile, capace di cogliere e rilanciare il cambiamento dei mezzi di produzione e di comunicazione. Questo indirizzo consentirebbe anche di favorire le opportunità di lavoro intellettuale che rimangono largamente inespresse.

a) gli Agricoltori rappresentano i veri produttori di paesaggio. Ad essi è di fatto affidata la conservazione e la valorizzazione di circa il 50% del territorio nazionale.

Negli ultimi anni una nuova figura di agricoltore si è andata imponendo: una figura complessa, capace di sintetizzare molteplici saperi e competenze. Ai nuovi agricoltori, protagonisti di filiere agroalimentari di qualità, che contribuiscono a ridefinire l’identità del luogo, sono oggi affidate nuove funzioni: quelle di presidio ambientale, di produzione culturale e quelle relative all’ospitalità agrituristica, didattica e scientifica che, messe a sistema, contribuiscono in modo decisivo alla costruzione di nuovi sistemi economici locali.

In questa direzione vanno il D. Lgs. n. 228/01 sull’orientamento e la modernizzazione del settore agricolo e il documento “Agenda 2000”, presentato nel luglio del 1997 dalla Commissione Europea che, nel delineare gli indirizzi delle politiche dell’Unione per il terzo millennio, hanno impresso una forte accelerazione al comparto, riconoscendo e valorizzando il ruolo multifunzionale dell’agricoltura. L’obiettivo è quello di promuovere uno sviluppo integrato e sostenibile, da realizzarsi principalmente attraverso la maggiore partecipazione degli operatori locali e la valorizzazione delle risorse sociali, economiche e ambientali di ciascuna area. Tale sviluppo, così definito, deve essere in grado di rispondere, oltre che ai bisogni materiali, anche ai bisogni immateriali della società contemporanea (sociali, culturali, storici, ambientali, ecc.).

Un ruolo strategico, in proposito, è svolto dagli interventi di formazione e qualificazione professionale nel settore, al fine di accrescere e valorizzare saperi, competenze e una maggiore consapevolezza tra gli operatori del nuovo ruolo che l’agricoltura va assumendo nei sistemi locali di sviluppo. A tal fine, diventa fondamentale un’attenta analisi dei bisogni e delle condizioni che possano facilitare l’apprendimento a livello locale, per dare effettività alla produzione di conoscenze.

Va, infine, sottolineata la necessità di adoperarsi per assicurare una qualità del lavoro all’interno delle filiere agroalimentari. Il massiccio impiego di lavoratori stagionali nel settore olivicolo, spesso immigrati, così come la crescita di interesse a questo tipo di esperienze da parte di giovani studenti italiani e stranieri, impone che, anche a livello locale, si sviluppino esperienze innovative di organizzazione del lavoro.

b) gli Enti Locali e i Comuni in particolare appaiono oggi le istituzioni maggiormente capaci di raccogliere la sfida della modernità, dinanzi al conflitto tra i processi di globalizzazione e l’esigenza di preservare la dimensione locale delle società e la vita comunitaria della gente. L’ adozione da parte dell’ordinamento comunitario del principio di sussidiarietà per una ripartizione delle competenze fra organismi comunitari, statali e locali, impone alle autonomie locali (province, comuni e comunità montane) di assumere la consapevolezza che gli organismi superiori hanno una competenza sussidiaria e intervengono solo in caso di inefficacia delle azioni locali. Ciò implica l’adeguamento dei processi decisionali, anche con la sperimentazione di nuove forme di partecipazione democratica, per realizzare sistemi locali di autogoverno dello sviluppo. In altre parole, diventa decisivo il passaggio da un modello tradizionale di governo locale (government) a un sistema variegato di meccanismi di guida, di coordinamento e di interazione sociale all’interno delle comunità (governance).

In questo contesto, assumono oggi maggiore rilevanza anche le modalità di esercizio del principio di sussidiarietà nel campo della produzione normativa (art. 5 Costituzione italiana), secondo cui all’ente locale è riconosciuta la capacità di rispondere alle istanze della collettività attraverso proprie regole (statuti e regolamenti).

La concreta attuazione dell’autonomia organizzativa, normativa e di programmazione degli enti locali passa attraverso una attenta analisi, anche storica, dei legami comunitari, oltre che nel riconoscimento di specificità/diversità nelle relazioni tra gli abitanti e dei loro rapporti con il territorio. L’attuale tendenza alla omologazione normativa e organizzativa delle comunità locali rischia di tradire lo spirito della Carta costituzionale e, soprattutto, di innescare processi di sfaldamento interni alle comunità locali.

In tal senso, la riflessione comune su progetti, esperienze e ricerche locali sarà di grande utilità verso l’adozione di modelli di analisi e di metodologie volti a preservare i caratteri identitari del paesaggio e a consolidare i legami comunitari. Risultano di grande interesse sul punto le esperienze volte a far emergere la complessa trama di relazioni materiali e immateriali che lega il territorio alla vita delle persone che lo abitano, così come i contributi scientifici sulla tutela attiva del paesaggio attraverso le cd. norme di autoregolazione in materia urbanistica, costruite in modo da orientare i vari attori verso le trasformazioni del territorio che, oltre a produrre vantaggi immediati e diretti per chi le attua, rispettano/migliorano/generano qualità paesaggistica.

In questo quadro, si rende opportuna una riflessione e uno scambio di esperienze sul tema della progressiva riduzione della S.A.U. (superficie agricola utilizzata) e del numero di imprese agricole, così come sul dimensionamento delle aziende, per i riflessi che ne derivano sui paesaggi e sulle economie locali.

Paesaggio ed educazione alla convivenza civile

L’obiettivo di preservare i caratteri identitari e la qualità del paesaggio passa attraverso l’esistenza consapevole e responsabile di un legame, individuale e comunitario, con il territorio. Inserire il tema del paesaggio all’interno di percorsi educativi rientra nelle strategie per la costruzione di sistemi locali ecosostenibili. Si tratta di favorire lo sviluppo di un rapporto autentico e dinamico con il territorio, facilitando l'acquisizione di uno spirito di conoscenza attraverso il risveglio della curiosità e l’educazione allo sguardo: un approccio attivo in cui gli aspetti sensoriali ed emotivi siano strettamente collegati a quelli cognitivi. In proposito, il successo riscosso dall’iniziativa “Bimboil”, realizzata dall’Associazione nazionale Città dell’Olio in decine di città italiane, ha dimostrato il diffuso bisogno di una cultura del gusto.

Il recente inserimento all’interno dei programmi scolastici di “Obiettivi specifici di apprendimento per l’educazione alla Convivenza civile” consente di immaginare una maggiore articolazione dell’iniziativa, attraverso la realizzazione di progetti multidisciplinari (locali e nazionali) sul tema del Paesaggio dell’Olio, che investano l’educazione alla cittadinanza, all’ambiente, alla salute, all’alimentazione e all’affettività.

In questo ambito, assume un interessante valore educativo anche una ricerca sugli usi e le consuetudini locali (tali sono quei comportamenti generali e costanti osservati dalla collettività per un lungo periodo di tempo, con la convinzione che siano obbligatori), che non hanno solo regolato i rapporti negoziali in campo agricolo ma hanno altresì contribuito a produrre paesaggio. Una tale indagine favorirebbe, oltre a un rapporto intergenerazionale fra gli abitanti di una comunità, anche il recupero della memoria di un rapporto sapiente che nel tempo l’uomo è riuscito a stabilire con il proprio habitat.

OLIOLEADER: progetti e buone pratiche in rete per i Paesaggi dell’Olivo e dell’Olio

A conclusione del workshop “Olioleader”, che ha visto la partecipazione dei rappresentanti dei Gruppi di Azione Locale “FAR Maremma” (GR), “Partenio Valle Caudina” (AV-BN) e “Ponente Leader” (IM), i partecipanti istituzionali al seminario di Montenero d’Orcia esprimono la volontà di promuovere congiuntamente azioni integrate, sperimentando e sviluppando strategie originali di sviluppo sostenibile, così come delineate nel programma comunitario LEADER+, riguardanti:

§ la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale;

§ il potenziamento dell’ambiente economico, al fine di contribuire a creare posti di lavoro;

§ il miglioramento della capacità organizzativa delle rispettive comunità.

In questo ambito, nell’auspicare la realizzazione di una rete tematica tra i gruppi LEADER sulla valorizzazione degli oli DOP e sui paesaggi dell’olivo, indicano quale tema prioritario la promozione di azioni volte a individuare e praticare criteri per una gestione sostenibile dei paesaggi olivetati, partendo dalle indicazioni contenute nel Rapporto dell’Unione Europea intitolato “Lista di controllo per la gestione sostenibile del paesaggio”, pubblicato nel 1999. Tale documento, al fine di definire i criteri generali per una gestione sostenibile del paesaggio nelle aree rurali, individua una lista di controllo, definita facendo riferimento a tre rami delle scienze, corrispondenti all’ambiente abiotico e biologico, all’ambiente sociale e all’ambiente culturale.

Nel quadro di tale azione, potrà essere realizzata la “Carta della Qualità”, valida per i diversi ambienti pedo-climatici del territorio nazionale, che miri a realizzare un sistema territoriale di qualità finalizzato a sensibilizzare gli operatori coinvolti nella tutela del paesaggio olivicolo; ovvero il “Manuale di manutenzione e salvaguardia del paesaggio”, uno strumento di intervento idoneo a risolvere gli elementi strutturali e costitutivi che determinano gli aspetti paesaggistici, che indaghi la storia e la natura dei luoghi e ne analizzi l’evoluzione, la stratificazione, la struttura insediativa e la configurazione ambientale e paesaggistica.

Enrico Lupi

Presidente dell’Associazione nazionale Città dell’Olio

Giovanni Alessandri

Presidente della Comunità Montana Amiata Grossetano

Franco Ulivieri

Sindaco di Castel del Piano (GR)

Pierluigi Leone

Presidente della Comunità Montana dell’Olivo (IM)

Claudio Franci

Deputato, Segretario della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati

Anna Rita Bramerini

Assessore all’Ambiente e alla Cultura della Provincia di Grosseto

Maria Beatrice Bettazzi

Docente di Storia dell’Architettura all’Università degli Studi di Bologna

Silvana Biasutti

Consulente Comunicazione e Marketing

Antonello Bonfante

Ricercatore CNR ISAFOM di Ercolano (NA)

Angela Cerullo

Assistente tecnico del GAL Partenio-Valle Caudina (AV)

Sveva Di Martino

Direttrice del Museo dell’Olio della Sabina (RI)

Ferruccio Ferrigni

Docente di Gestione Urbana all’Università degli Studi “Federico II”di Napoli

Dario Mascelloni

Presidente della Pro Loco di Montenero d’Orcia

Rita Micarelli

Rappresentante del Comitato Scientifico dell’Atelier dei Paesaggi Mediterranei

Domenico Nicoletti

Direttore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (SA)

Francesco Pistilli

Architetto

Giorgio Pizziolo

Docente di Pianificazione Urbanistica all’Università degli Studi di Firenze

Renzogallo

Artista

Catia Segnini

Direttrice del FAR Maremma (GR)

Nicola Sorbo

Presidente dell’Associazione Città Paesaggio

Nicola Stolfi

Responsabile nazionale Area Ambiente e Territorio della CIA

Vincenzo Tronconi

Vice Sindaco di Brisighella (RA)




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Itinerari per una Carta dei Paesaggi dell'Olivo e dell'Olio
post pubblicato in CARTA DEI PAESAGGI DELL'OLIO, il 14 ottobre 2007
 

I Paesaggi dell’Olio

Il buon governo della campagna nel tempo della storia

Caiazzo, 27 febbraio 2004

Premessa

Il presente documento costituisce la traccia per un percorso che coinvolge l’ambiente di vita, le popolazioni, le amministrazioni e tutti i soggetti scientifici, economici e culturali che si impegnano a ritrovare modi di essere e di operare nella condizione del presente su tematiche di riferimento fondamentali, che possono essere ricondotte nel loro insieme al paesaggio.

L’itinerario che proponiamo è un primo passo per un lavoro più complesso e articolato di intreccio delle molte tematiche che nei paesaggi dell’olio si possono sviluppare; esso prevede momenti futuri di incontro e di ricomposizione di valori, conoscenze e capacità di cui sono portatori i diversi soggetti partecipanti.

Proponiamo, pertanto, un cammino in divenire che non ha solo lo scopo di apparentare idealmente chi è interessato ad operare per il buon governo della campagna, ma anche di farsi strumento attivo di riflessione e di lavoro, ponendo le basi per un approccio condiviso e aperto al tema del paesaggio agrario e a quello dell’olivo e dell’olio in specifico.

1) Paesaggio e paesaggi dell’olio

Un approccio costruttivo alla questione del paesaggio implica l’accezione di esso non come oggetto di semplici istanze estetiche, bensì come prodotto delle azioni della comunità nel corso del tempo.

Ciò è in conformità con quanto espresso nella Convenzione europea del Paesaggio (2000): “Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni” (Cap. 1, art. 1).

Il paesaggio, dunque, inteso come composizione integrata, pur nella necessaria sua evoluzione, non può derogare al proprio genius loci, all’identità composita che lo connota, garantita dalla fedeltà agli elementi che nel tempo hanno configurato il suo formarsi.

Non a caso si è parlato di “paesaggi”, in quanto molteplici sono i volti che assumono nell’area mediterranea. Pertanto, se è impensabile proporre un unico modello di descrizione, interpretazione e gestione, possono essere invece condivisi e fondanti le modalità e i criteri di lettura, di valutazione e di intervento.

 I paesaggi dell’olio sono espressione della cultura e della storia dell’uomo. La grande disponibilità di manodopera ed il suo basso costo hanno spinto l’uomo ad estendere le coltivazioni in zone meno adatte alle specie più comuni a cui venivano assegnati i siti più favorevoli. L’olivo, pianta molto rustica ed adatta alle più svariate condizioni pedologiche, ha consentito di utilizzare areali popolati da essenze boschive o di macchia.

Motivi economici ed estetici assumono un valore di coesione legato alla lunga esperienza delle comunità del Mediterraneo. Il pane, il vino e l’olio costituiscono gli elementi su cui si fondano le sacralità di tutte le religioni di questa area geografica.

La coltivazione è un requisito fondamentale per la configurazione del paesaggio dell’olivo.

2) Obiettivi di un’azione condivisa

Nei processi di cambiamento dei paesaggi, tra tradizione e innovazione, e nelle mutazioni delle tecnologie del lavoro umano emerge l’importanza storica e attuale della ruralità.

Fondamentale diviene la percezione sociale del paesaggio, intesa come un processo di apprendimento (reciproco e amichevole) fra esperti, amministratori e comunità locali.

In tale percezione i fenomeni naturali, le azioni umane, le temporalità e le diverse interiorizzazioni anche personali si concludono nel riconoscimento, nella attribuzione di valori comuni e nella loro traduzione in linguaggi condivisi.

In tal senso è necessario prendere atto di alcune problematiche significative che riguardano allo stesso tempo le valutazioni e le metodologie di intervento

1. approfondire le crescenti analogie tra la densificazione del paesaggio urbano e la monocoltivazione del paesaggio agricolo;

2. considerare la rilevanza delle differenti dinamiche temporali delle produzioni agricole;

3. considerare la fisiologica incertezza della produzione causata dalla diversificazione della domanda di mercato, dalle annate produttive negative, ecc.;

4. abbandonare gli irreali conservatorismi paesaggistici incapaci di dialogare con le dinamiche economiche reali;

5. accettare l’idea che la qualità del prodotto senza salvaguardare il complesso sistema che permette la sua produzione, cioè il paesaggio, non sia più sufficiente per competere sul mercato globale;

6. riconoscere le forze e le risorse più adatte allo sviluppo di nuovi usi del territorio;

7. concepire il paesaggio come risorsa unitaria e specifica.

2.1) aspetti naturalistici

§ La tutela del genoma olivicolo e delle cultivar autoctone è fondamentale per il mantenimento della biodiversità dei paesaggi dell’olivo.

§ E’ importante la tutela dei pedopaesaggi e la conservazione dei suoli afferenti alla coltivazione dell’olivo, come pure una classificazione pedoclimatica finalizzata alla gestione sostenibile dei diversi paesaggi olivicoli.

§ E’ necessaria una mappatura pluristratificata dei paesaggi dell’olivo e dell’olio al fine di arrivare ad una conoscenza preliminare che consenta un’azione efficace. Essa prevede l’individuazione dei paesaggi, ne analizza le caratteristiche nonché le dinamiche e le pressioni che li modificano e ne segue le trasformazioni.

§ Si propone l’istituzione di un Osservatorio Permanente, in sinergia con l’Associazione Nazionale delle Città dell’Olio, con l’obiettivo di:

a. raccogliere documentazione acquisibile attraverso la storia degli insediamenti, l’archeologia, la storia culturale e materiale, le fonti archivistiche e iconografiche, i rilievi fotografici, le fonti orali e le tradizioni popolari;

b. favorire la diffusione di un’etica della responsabilità;

c. formare ed educare specialisti nel settore della conoscenza e dell’intervento tramite sinergie con il mondo accademico, con gli enti pubblici e con le associazione di categoria nonché promuovere iniziative nelle scuole.

2.2) aspetti architettonici

L’architettura rurale nelle sue unità costitutive, singole e di insieme, in quanto testimonianza materiale di civiltà, è da considerarsi bene culturale e come tale soggetto a norme di recupero e valorizzazione nell’ambito delle iniziative di tutela paesaggistica.

Attraverso una preliminare fase di conoscenza delle tipologie architettoniche, delle tecniche e dei materiali utilizzati nel tempo dalle culture locali, occorre elaborare un progetto per lo studio e la possibilità del loro impiego e adeguamento con l’integrazione di appropriate tecnologie, al fine di perseguire l’obiettivo della loro conservazione, restauro e riuso.

Conclusioni

La Carta, in questa sua prima formulazione, non esaurisce il tema in oggetto e si pone come strumento di confronto e di dibattito nelle varie realtà legate al paesaggio dell’olivo e dell’olio.


Enrico Lupi

Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio

Stefano Giaquinto

Sindaco di Caiazzo (CE)

Michele Bianco

Dirigente Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania

Giovanni Alessandri

Presidente della Comunità Montana del Monte Amiata – Area grossetana

Maria Beatrice Bettazzi

Docente di Storia dell’Architettura all’Università degli Studi di Bologna

Vito Nicola Damato

Assessore all’Agricoltura del Comune di Bitetto (BA)

Sveva Di Martino

Direttrice del Museo dell’Olio della Sabina – Castelnuovo di Farfa (RI)

Ermanno Masiello

Sindaco di Raviscanina (CE)

Stefano Mazzoleni

Docente di Ecologia Vegetale all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli

Rita Micarelli

Comitato Scientifico dell’Atelier dei Paesaggi Mediterranei

Raffaele Milani

Docente di Estetica all’Università degli Studi di Bologna

Andrea Morpurgo

Docente di Storia dell’Architettura all’Università degli Studi di Bologna

Mario Perilli

Vice Presidente della Provincia di Rieti

Francesco Pistilli

Architetto – Associazione Città Paesaggio

Giorgio Pizziolo

Docente di Urbanistica all’Università degli Studi di Firenze

Giuseppe Pugliano

Agronomo – Docente emerito all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli

Raffaele Sacchi

Docente di Tecnologie degli Oli all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli

Tommaso Sgueglia

Assessore alle Attività Culturali ed Economiche del Comune di Caiazzo (CE)

Nicola Sorbo

Presidente dell’Associazione Città Paesaggio

Nicola Stolfi

Responsabile Area Territorio e Ambiente della Confederazione Italiana Agricoltori

Fabio Terribile

Docente di Pedologia all’Università degli Studi “Federico II” di Napoli




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